Per dieci minuti – Chiara Gamberale

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Titolo: Per dieci minuti

Autore: Chiara Gamberale

Prezzo: 9,99  (versione e-book), 16  (versione cartacea)

Edtore: Feltrinelli

“Vorrei assicurarle che non c’è verso: dentro momenti come questo bisogna cadere con le braccia, le gambe, il cuore, i polmoni. Tutto. Bisogna andare in fondo, bisogna marcire. Vorrei prometterle che non lo sa, che ora non può immaginarlo: ma arriverà il giorno in cui scoprirà di essere sopravvissuta.”

La protagonista di Per dieci minuti è Chiara, una giovane scrittrice che, dopo diversi anni di matrimonio, viene abbandonata dal marito il quale decide di lasciarla dopo una trasferta a Dublino. Licenziata dalla rivista per la quale ha lavorato per anni, spaesata dopo essersi trasferita dal piccolo paese d’origine a Roma e rimasta improvvisamente sola, Chiara non trova più un senso alla sua vita. E, probabilmente per questo, sceglie di seguire il consiglio della sua psico-terapeuta: utilizzare dieci minuti della sua giornata, ogni giorno per un mese, per provare a fare una cosa nuova. Dieci minuti sono pochi, nell’arco delle ventiquattrore, ma permettono a Chiara di sperimentare esperienze che non aveva mai preso in considerazione prima: dal cucinare pancakes al provare a guidare, dal camminare all’indietro al cimentarsi nel cucito, dal coltivare un piccolo orticello al trovare il tempo di ascoltare sua madre.

Chiara imparerà che la sua vita ha un senso, più profondo di quanto non avesse immaginato prima.

Ho scoperto questa scrittrice solo recentemente (mea culpa) , grazie ad un’altra blogger che, come me, recensisce libri. La scrittura della Gamberale è fluida e coinvolgente, il suo libro si gusta rapidamente e senza troppe pretese. Mi ha regalato qualche ora piacevole e sono curiosa di leggere qualche altro suo romanzo (per la cronaca ho acquistato da poco “Quattro etti d’amore, grazie”).

Valutazione:

Manu

Ho avuto solo un mito – Chiara Montanari

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Titolo: Ho avuto solo un mito
Autore: Chiara Montanari
Prezzo di copertina: 3,99 € (versione e-book), 16 € (versione cartacea)
Editore: Youcanprint
Genere: narrativa/formazione

“Mi resi conto che la scrittura avrebbe potuto fornirmi un appiglio sicuro e ben saldo. C’era solo un modo per affrontare il dolore e buttarlo fuori: farlo vivere a qualcun altro.”

Ho trovato questo libro complesso e articolato nella sua semplicità. Scritto in prima persona dalla protagonista, ragazza madre venticinquenne, è una sorta di diario intimo, di racconto quotidiano a volte brutale ma sempre sincero dal quale trasudano chiare e limpide la rabbia e la frustrazione nelle quali la ragazza sta tentando di non affogare. La narrazione viene arricchita da una sorta di dialogo immaginario tra la giovane e suo padre, morto da poco. Dopo l’improvvisa scomparsa dell’uomo, il quale era da sempre il suo unico punto di riferimento, e la rottura con il fidanzato a pochi giorni dal matrimonio, il percorso per lei è tutto in salita: dopo aver subito un lutto così immenso, la protagonista si sente sola,vulnerabile, incustodita. Tra una lite con la madre (con la quale ha sempre avuto un rapporto molto conflittuale), i sensi di colpa per aver delegato ad altri la crescita di sua figlia, non sentendosi lei in grado di farlo, e le gocce di Lexotan che la aspettano fedelmente facendola cadere in uno stato di torpore, le sue giornate scorrono inesorabili, trascinando con loro un velo di opprimente tristezza.

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Dopo sei mesi arriva, inaspettata e gradita, la scossa che la aiuta a scrollarsi, almeno apparentemente, dalla sua apatia. Una sua amica che lavora in Hotel, conoscendo la passione della giovane per l’arte e, soprattutto, per C., suo mito giovanile (rocker americano ormai attempato ma comunque molto affascinante), decide di approfittare di un casuale gioco del destino per proporla al cantante, in vacanza in Italia, come guida turistica. C. accetta e, così, tra i due comincia un’improbabile e tormentata relazione. La ragazza, seppur follemente innamorata del rocker, ci mette poco a intuire che la maggiore preoccupazione di C. è riuscire ad essere sempre considerato dai media e idolatrato dai fans, dimostrandosi un uomo diverso dall’idea dell’artista che si era fatta lei, idealizzandolo. La loro relazione, se così si può definire, è morbosa, a senso unico. Nonostante ne sia consapevole, però, la protagonista non riesce a separarsi da quella che è diventata la sua ossessione, la sua cura e la sua malattia.

Come ho letto in un’intervista fatta all’autrice, questa è la storia di un mito che cade (il rocker) e di un mito che rimane tale (il padre).

Un romanzo autentico, emozionante, a tratti commovente.

Valutazione: ★★★★

Manu

Lentezza fa bellezza! – Giuseppe Scapigliati

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Il segreto è rallentare!

Voglio raccontarvi come sono arrivata a questo libro. È successo in modo molto casuale: qualche tempo fa, curiosando su Facebook, sono stata colpita dalla pagina di Bradi Pit (precisamente questa: https://www.facebook.com/bradipitilbradipo?fref=ts ) per il musetto simpatico del bradipo e per il suo nome, assolutamente geniale.

Ho sbirciato tra le vignette pubblicate dall’autore e ho deciso di seguire la pagina, cliccando il tasto like. Destino ha voluto che il mio mi piace fosse proprio il millesimo e, per questo, l’autore ha deciso di regalarmi una copia (con dedica) del suo libro. Dono che ho accettato con molto piacere!

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L’autore di questo libro a fumetti è Giuseppe Scapigliati. Grafico, innamorato sin da ragazzino delle strisce umoristiche, è apparso con le sue prime tavole su riviste storiche come Il Mago e Comix e l’agenda Smemoranda. Ha ideato assieme a Massimo Olla il blog Balloons, un blog di comic strip.

Il protagonista del libro è un tenerissimo bradipo, che passa la maggior parte del tempo appeso alla sua liana osservando la vita del i personaggi che popolano la foresta insieme a lui. Tra scarabei stercorari, serpenti a sonagli, scimmie e lumache che, pur essendo notoriamente lente, sono comunque più rapide di lui, Bradi Pit non è mai solo. È soprattutto un animale ad infastidirlo continuamente, cercando di catturarlo: il famigerato e temutissimo Giaguaro.

La sua lentezza e, diciamolo pure, anche la sua pigrizia, a volte si dimostrano limitanti e poco pratiche per il nostro Bradi Pit, che, ad esempio, non riesce nemmeno a mangiare un cono gelato prima che la crema si sciolga cadendo a terra.

Credo però che, attraverso la comicità delle sue vignette, (le quali possono essere lette una dopo l’altra o gustate saltando da una pagina all’altra), l’autore voglia farci riflettere  sul ritmo frenetico a cui ci siamo, ahimè, abituati al giorno d’oggi. È una continua corsa alla quale partecipiamo quotidianamente per riuscire ad incastrare i vari impegni della giornata, stando attenti a non dimenticarci niente di importante, senza renderci conto che invece qualcosa l’abbiamo lasciato indietro. Nella frenesia della vita quotidiana alcune cose vengono sottovalutate, altre addirittura dimenticate, quando meriterebbero, invece molta più attenzione. Bisognerebbe provare a guardare le cose con gli occhi del simpaticissimo Bradi Pit, ricordandoci che il segreto è rallentare!

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Valutazione: ★★★☆☆

Manu

Delitti di Ferragosto – Autori Vari

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SETTE AUTORI, SETTE CITTÀ, SETTE DELITTI. PER UN’ESTATE DI SANGUE.

Con qualche mese di ritardo dal sopracitato Ferragosto, voglio parlarvi oggi di questo libro, che contiene racconti gialli così ben scritti da riuscire a far tremare il lettore anche durante la calura estiva.

Il libro contiene sette racconti di lunghezza media, tutti riguardanti argomenti diversi:

Il sorriso del cane   (Francesca Bertuzzi)

Matrioska   (Paolo Roversi)

Nient’altro che un nome   (Gianluca Morozzi)

Beniamino   (Divier Nelli)

Mutt & Jeff   (Massimo Lugli)

La sostanza dei sogni   (Diana Lama)

Abbriaria   (Piergiorgio di Cara)

Ogni racconto è ambientato in una città diversa. Grazie alla penna e alla creatività degli scrittori, chi legge questo libro si troverà a viaggiare per l’Italia senza aver bisogno di macinare chilometri in autostrada. Da Torino, dove troviamo Eleonora e il suo Woodstock in Il sorriso del cane, si arriva a Milano con Enrico Radeschi che, in Matrioska, indaga sul delitto di un senzatetto che, forse, clochard non è. In Nient’altro che un nome, Tomas si risveglia a Bologna, legato e tenuto prigioniero in una stanza insonorizzata. Il Beniamino vittima di bullismo ci aspetta a Firenze, mentre in un’afosa Roma un cadavere saponificato turberà l’estate del vicequestore Mastrantonio in Mutt & Jeff. A Napoli le vite di due donne, la moglie e la giovane amante dello stesso uomo, si intrecciano in un incubo in La sostanza dei sogni e, a Palermo, Mork, agente sotto copertura si trova ad indagare su un nuovo tipo di droga proveniente dall’Africa in Abbriaria.

Vi parlo ora, più nel dettaglio, di due dei sette racconti, ambientati, rispettivamente a Torino e a Firenze.

Il primo è Il sorriso del cane, di Francesca Bertuzzi. Eleonora e Enrico, durante un black out, cominciano a parlare accoccolati vicino al camino acceso, apparentemente solo per trascorrere un po’ di tempo insieme. Ad un certo punto la donna chiede al marito se gli avesse mai raccontato quello che le era successo a Torino anni prima. Alla risposta negativa dell’uomo, Eleonora comincia il suo racconto. La giovane, a quei tempi, viveva in un antico palazzo insieme a tre coinquilini che, come lei, studiavano recitazione. I mesi, tra una festa e l’altra, trascorrevano tranquilli fino a quando accadde una cosa inquietante, la prima di molte: la donna che viveva all’ultimo piano della casa un giorno, in circostanze misteriose, precipitò dalla finestra. Qualche tempo dopo l’accaduto Eleonora, rimasta da sola durante l’estate, decise di adottare un cane, Woodstock, un molossoide. Nel giro di poco la giovane cominciò a notare diverse stranezze scambiandole inizialmente solo per sensazioni. Ben presto però dovette ricredersi, capendo che si trattava di qualcosa di più concreto di semplici presentimenti, fino al momento in cui la vicenda arrivò ad un drammatico, inevitabile finale. Quando Eleonora termina il suo racconto si accorge che suo marito, Enrico, è visibilmente provato e sa che, da quel momento, le cose tra di loro non potranno più essere le stesse.

Un altro racconto che mi ha colpito molto positivamente, regalandomi quel pizzico di angoscia che mi aspetto sempre quando leggo un libro noir, è Beniamino di Divier Nelli. Beniamino, ragazzino che frequenta il primo anno di Liceo, è preso di mira da un trio di bulli, a causa della sua bassezza, ereditata da un lontano parente della madre. Il giovane, però, è tanto minuto quanto intelligente, e, quando i tre bulletti non si limitano più a rubargli i soldi della merenda ma cominciano a metterlo in ridicolo anche su un social network molto seguito, Beniamino capisce che è arrivato il momento di reagire. Decide di ripagare chi lo aveva schernito fino a quel momento con la stessa moneta, riuscendo a guadagnarsi il rispetto delle persone che lo avevano preso in giro fino a poco prima. La prova che le cose sono davvero cambiate gli si palesa con l’arrivo di un semplice sms: “I miei sono partiti… festa da me domani sera!”. Beniamino si sente finalmente felice, sembra che la vita abbia cominciato a sorridergli. Sembra, appunto.

Probabilmente sono di parte perchè adoro i libri gialli e le raccolte di racconti brevi, ma, se siete amanti di questo genere come me, questo libro (così come Giallo Natale e Estate in Giallo, pubblicati anche loro dalla Newton Compton Editori) non deve mancare dalla vostra collezione.

Valutazione: ★★★☆☆

Manu

Sul matrimonio – Kahlil Gibran

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Oggi voglio fare una cosa un po’ diversa dal solito. Non sono mai stata una grande amante delle poesie: pur amando moltissimo la scrittura e la lettura, le ho spesso trovate un po’ macchinose, di non immediata comprensione e godibilità. Ovviamente questo è solo un mio parere, che non vuole sminuire o denigrare le persone che, attraverso questa forma d’arte, raccontano la propria vita ed il proprio credo. Nonostante questa premessa oggi voglio pubblicare una poesia, a mio avviso meravigliosa, di Kahlil Gibran. Nato in Libano nel 1883 e morto a New York nel 1931, Gibran fondò l’Associazione della Penna, che era un punto d’incontro dei letterati arabi emigrati negli Stati Uniti.

“Sul matrimonio”

Voi siete nati insieme, e insieme starete per sempre.
Voi sarete insieme quando le bianche ali della morte disperderanno i vostri giorni.
Sì, insieme anche nella tacita memoria di Dio.
Ma vi siano spazi nella vostra unione,
E fate che i celesti venti danzino tra voi.

Amatevi reciprocamente, ma non fate dell’amore un laccio:
Lasciate piuttosto che vi sia un mare in moto tra le sponde delle vostre anime.
Riempa ognuno la coppa dell’altro, ma non bevete da una coppa sola.
Scambiatevi il pane, ma non mangiate dalla stessa pagnotta.
Cantate e danzate e siate gioiosi insieme, ma che ognuno di voi resti solo,
Così come le corde di un liuto son sole benché vibrino della stessa musica.

Datevi il cuore, ma l’uno non sia in custodia dell’altro.
Poiché solo la mano della Vita può contenere entrambi i cuori.
E restate uniti, benché non troppo vicini insieme,
Poiché le colonne del tempio restano tra loro distanti,
E la quercia e il cipresso non crescono l’una all’ombra dell’altro.

In questa poesia, Gibran parla di quello che secondo lui è il rapporto di coppia sano, quello dove nessuno prevarica sull’altro, ma dove entrambi “vibrano della stessa musica”. Lo trovo un messaggio stupendo, moderno seppur scritto il secolo scorso. E credo che tutti dovrebbero avere il piacere e la possibilità di leggere questa meravigliosa poesia almeno una volta nella vita.

Manu

Divergent – Veronica Roth

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La pace è controllo. Questa è libertà.

La storia si svolge in un futuro imprecisato dove la popolazione ha deciso autonomamente di dividersi in gruppi per tentare di trovare, dopo decenni di guerre e soprusi, la pace. Le fazioni hanno tutte una specifica funzione e sono: i Candidi, i Pacifici, gli Eruditi, gli Abneganti e gli Intrepidi.

La protagonista di Divergent è Beatrice, una tranquilla sedicenne che vive con la famiglia appartenente al gruppo degli Abneganti. Si trova presto a dover fare una scelta, insieme a molti altri giovani, durante il giorno della cerimonia: la ragazza deve decidere se continuare a vivere con i suoi genitori e suo fratello oppure abbandonarli e scegliere una fazione più adatta alle sue inclinazioni. Quando la ragazza si sottopone ad un test attitudinale (proposto ad ogni giovane che deve partecipare alla cerimonia), il quale dovrebbe aiutarla a scegliere il gruppo migliore per lei, scopre di essere una Divergente. Viene subito informata che il rischio che corrono i Divergenti, una volta scoperti, è altissimo: Beatrice dovrà scegliere la sua fazione e partecipare a tutte le prove di iniziazione senza svelare a nessuno il suo segreto, sarebbe pericoloso per la sua vita se si venisse a sapere.

La giovane sceglie la fazione degli Intrepidi, con grande delusione del padre che la vorrebbe Abnegante a vita. Le prove alle quali i giovani transfazione devono sottoporsi sono estremamente dure sia a livello fisico che psicologico ma Beatrice le supera con grandi risultati. Seguita da Eric, crudele e spietato capofazione, e da Quattro (soprannominato così perchè ha solo quattro paure), istruttore che segue il suo gruppo, la giovane si dimostra una delle migliori. Proprio per questo viene notata e tenuta d’occhio dai superiori e, dovendo nascondere a tutti di essere una Divergente, la cosa non si dimostra positiva.

Purtroppo l’animo umano, nonostante la creazione delle fazioni e tutti i buoni propositi di evitare ostilità per perseguire la pace, si dimostra ancora una volta incapace di pensare al Bene come fine ultimo. Sarà proprio Beatrice a battersi per tentare di non fare scoppiare un’ultima, spaventosa guerra tra sopravvissuti.

Noi non possiamo essere confinati in un solo modo di pensare, e questo terrorizza chi detiene il comando. Significa che non possiamo essere controllati. Significa che qualunque cosa facciano, noi creeremo sempre problemi.

Valutazione:

Manu

Alieni in vacanza – Clete B. Smith

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Da oggi voglio cimentarmi anche nelle recensioni di libri per ragazzi perchè, lo ammetto, tra un thriller e un romanzo horror, mi piace e mi rilassa concedermi certe letture, anche se non ho più dodici anni. In fin dei conti da tantissimi anni sono un’orgogliosa abbonata al fumetto per eccellenza, il topo più famoso del mondo.

Il libro che voglio recensire oggi è “Alieni in Vacanza” di Clete Smith, pubblicato in Italia dalla Salani Editore.

Il protagonista del romanzo è un ragazzino, David, conosciuto a tutti come Scrub (letteralmente Cespuglietto!). Figlio unico di una coppia impegnatissima dal lavoro, viene mandato dai genitori a passare l’intera estate presso il Bed & Breakfast della nonna paterna. Il ragazzino è, prevedibilmente, scocciato e demoralizzato: avrebbe preferito trascorrere le vacanze estive a casa sua, controllato dalla governante, o a casa di amici. Gli allenamenti di basket, sua grande passione, sembrano improponibili in quella sperduta cittadina. Le comunicazioni con gli amici sono limitatissime: nel B&B non c’è connessione internet e i cellulari non funzionano. Le cose iniziano a cambiare quando Scrub scopre che l’albergo gestito dalla nonna, l’Intergalactic Bed & Breakfast, è frequentato da turisti a dir poco bizzarri. Con il passare dei giorni il ragazzo capisce: il B&B ospita solo alieni, che hanno scelto la Terra per trascorrere le proprie vacanze.  Superato lo shock iniziale, David, decide di dare una mano alla nonna, dolcissima vecchietta vegana, oberata dal lavoro. Inizia a fare amicizia, non solo con alcuni ospiti dell’albergo, ma anche con alcuni ragazzi del posto: la sua preferita è Amy, almeno finchè scopre che è la figlia dello sceriffo che, ormai da mesi, tormenta la proprietaria dell’albergo cercando in ogni modo di farle chiudere il suo bizzarro B&B.

Mi andava eccome, e sarebbe stato molto bello poter passare un po’ di tempo con lei lontano dal bed & breakfast. Ma prima che avessi il tempo di rispondere mi accorsi che un turista alle spalle di Amy, quello con la testa rotonda e troppo grande e il corpo rotondo e troppo piccolo, si stava mangiando la sua tovaglietta da colazione, il tovagliolo e le posate, tutti impilati uno sopra l’altro come un sandwich.

Se volete farvi quattro risate senza impegno, leggetelo!

Valutazione:

Manu