Recensione di Ambulatorio 62 – Ivan Caldarese

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Titolo : Ambulatorio 62 – L’inchiostro che parla di cancro

Autore: Ivan Caldarese

Editore : Marotta & Cafiero Editori

Genere: Autobiografico

Prezzo : 10€ (cartaceo)

C’era in effetti, l’impronta del sentimento, nel dramma che stavo per iniziare a vivere: era l’amore per la mia vita, che avevo capito solo allora quanto valesse per me.

Cosa accade quando la routine della vita quotidiana improvvisamente viene meno?

Quando le nostre apparentemente solide certezze fatte di giornate in ufficio, pause pranzo con i colleghi, serate in palestra e week-end in compagnia degli amici sembrano inevitabilmente crollare sotto i nostri piedi?

È proprio in quel momento che gli occhi si spalancano, riuscendo a vedere e ad apprezzare la vera essenza della vita e non più solo la mera apparenza. Quella vera essenza che puoi trovare “solo attraverso l’accettazione di tutte le emozioni dell’esistenza, quelle positive e quelle negative e quindi non solo la speranza, ma anche la paura; non solo la gioia, ma anche il dolore”. In un mondo che ci impone di indossare quotidianamente una maschera e di mostrarci agli altri come individui indistruttibili, forti, competitivi e spietati, pronti a tirare fuori gli artigli in ogni occasione per far fede alla regola della giungla dove il più forte mangia il più debole; la malattia, seppur tanto odiata e temuta, sembra il mezzo più efficace per farci rallentare e riflettere. Quando il proprio corpo e la propria anima si trovano, loro malgrado, soggiogate dal morbo della malattia, quando la morte diviene improvvisamente una possibilità concreta e palpabile, tutto acquisisce, inevitabilmente, un significato ed uno spessore differente rispetto a quello al quale siamo abituati.

È, infatti, proprio di malattia che parla questo libro, “Ambulatorio 62 – L’inchiostro che parla di cancro”, della lotta coraggiosa ed estenuante del protagonista contro “il male del secolo”, della paura, attanagliante, di non farcela, dell’incredulità e della rabbia per il tiro beffardo che il destino gli ha giocato; ma anche della speranza, della serenità di esserci ancora, dello stupore meravigliato per l’immensa bellezza delle piccole cose che lo circondano, di quei dettagli che nella frenesia della vita quotidiana aveva spesso guardato solo distrattamente.
Di solito, tanto assorbiti dai nostri impegni, finiamo per vivere in una sorta di rituale un giorno dopo l’altro, e così via per mesi ed anni, e, mentre inesorabilmente il tempo scorre, noi restiamo fermi nel nostro “tran tran quotidiano”. Le priorità rimangono le stesse: “ci scanniamo per avere, possedere, conquistare, ma poi moriamo comunque e non ci porteremo dietro niente… come facciamo a non rendercene mai abbastanza conto?”

 

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La dedica nella copia del libro che l’autore mi ha regalato.

Lo scrittore, usando la penna con innegabile maestria, accompagna passo passo il lettore nel suo mondo, fatto di visite, ambulatori, medici, speranze, esami e paure. Le emozioni e i pensieri del protagonista sono tanto trasparenti e sinceri che, alla fine del romanzo, mi sono immersa nelle pagine fino a commuovermi e a condividere tantissimi pensieri dell’autore.

Consiglio caldamente la lettura di questo romanzo a chiunque non abbia il timore di commuoversi e di riflettere sulla bellezza della quotidianità.

Manu

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